Intervista esclusiva a Sue per l’album Strane intuizioni

SUE è una cantautrice milanese, che scopre la passione per la musica in terza elementare, quando inizia a suonare la chitarra a livello amatoriale.
Dopo aver partecipato in vari gruppi, nel 2017 lancia il progetto “SUE” che la vede, per la prima volta, protagonista dei suoi pezzi inediti, brani caratterizzati da sonorità acustiche che richiamano alcuni generi musicali paralleli, come il pop e il folk.
Lo scorso Ottobre è stata selezionata tra i partecipanti del concorso “Area Sanremo”, arrivando in semifinale con il brano “Ma ho scelto te” e, contemporaneamente, ha pubblicato “Strane Intuizioni”, il suo album di esordio.
Parallelamente al canto, SUE svolge la professione di educatrice, attraverso la quale compone anche musiche per bambini all’interno di un progetto di introduzione pratica alla teoria musicale, che sperimenta con successo anche con bambini con disabilità.
Ma adesso conosciamola meglio!

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Credits: Sue

Ciao SUE, presentati ai nostri lettori.
«Sono SUE, una cantautrice e donna con le palle.»

Ricordi ancora i primi passi verso la musica?
«E come dimenticarli! Ho iniziato a studiare canto all’età di 14 anni con un cantautore che, probabilmente, ha influenzato i miei primi ascolti. Oggi mi ritrovo molto nel suo modo di scrivere e fare musica.»

Sappiamo che sei molto legata alla musica d’autore. Qual è stato il cantautore che ti ha influenzato maggiormente?
«Io adoro Niccolò Fabi e Alessandro Mannarino. In realtà ascolto anche molte artiste emergenti e alcune di loro, forse, hanno influenzato maggiormente il mio modo di scrivere.
In generale adoro tutto ciò che non è scontato: le storie, le metafore e l’ironia.»

Pensi che la musica d’autore, oggi, sia di nicchia?
«È un genere che, secondo me, funziona poco in Italia perché viene considerato un po’ “vintage”.
Vanno scovati i giovani e meno giovani, legati a questo modo di fare musica e a questa sensibilità, però esistono. Mi è capitato di recente di fare una serata tra cantautori e la maggior parte del pubblico e dei cantanti aveva una medi di 20 anni.
Comunque sì, la definirei molto di nicchia.»

In passato sei stata la frontwoman di diversi gruppi musicali, come Be Sharp, Susanna&LesfoFunky e Puruscià. Cosa cambia tra la carriera/vita da leader e quella da solista?
«Ciò che cambia è il coinvolgimento emotivo e personale. Quando porti in giro brani scritti da te, porti in giro una parte di te e questo condiziona tutto. Il feedback del pubblico, le risposte sui social, il mercato della musica live. Tutto è legato esclusivamente alla questione “ciò che propongo funziona?”, che spesso si confonde con la domanda “ciò che sono funziona”?. Sono domande che hanno delle risposte automatiche, che si concretizzano con l’esperienza e con il tempo.
Il pensiero e la dedizione al progetto è fisso, costante e totalmente coinvolgente. Il tempo dedicato è totale e la sensazione di fronte ai no ricevuti è simile alla frustrazione di una porta sbattuta in faccia.
Tutte queste turbe mentali quando fai cover non ci sono. È tutto molto più le leggero.»

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Credits: Sue

Arriviamo a Strane intuizioni, il tuo nuovo album. Quando e come hai iniziato a lavorarci?
«Strane Intuizioni è un lavoro che esiste nella mia testa da diversi anni.
Le prime canzoni le ho scritte andando a lezione da Andrea Rodini, ma ancora SUE non esisteva. Quando poi ho deciso di creare il progetto ho contattato i musicisti, abbiamo messo in piedi un live di circa 15 brani inediti, fatto live più disparati e solo dopo un anno e mezzo ci siamo chiusi in studio per incidere il nostro primo disco.
Strane Intuizioni rappresenta esattamente l’esordio, anche per la scelta dei pezzi. Abbiamo voluto fermare la strada percorsa e poterla ricordare per sempre.»

Che riscontro sta avendo con il pubblico?
«Buono, direi. Ci sono parecchi amici che ci seguono e che mi scrivono le loro sensazioni sui brani. La cosa che più mi fa piacere è quando mi scrivono che sentono i miei testi molto vicini alle loro vite e, per questo, si emozionano.»

Sappiamo che, adesso, sei impegnata con il tuo nuovo tour. Quanto conta per te la dimensione live? Come vivi il palco e, soprattutto, il contatto con il pubblico?
«Per me i live sono tutto. È il mezzo per portare fisicamente in giro questo grande lavoro, un modo per conoscere la gente, per creare sintonia con i musicisti, con il pubblico e per avere un riscontro concreto.
Il palco, per me, è il luogo in cui emozionarsi!
Vivo il live sempre con un po’ di ansia da prestazione, ma questo è legato al discorso di prima sul coinvolgimento personale che comporta il portare in giro parti di sé.
L’intero live di SUE è un continuo dialogo con il pubblico. Spesso si crea un bello scambio.»

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Credits: Sue

Qualche settimana fa hai partecipato alle selezioni di Area Sanremo con il singolo “Ma ho scelto te”, arrivando ad un passo dalla finale. Cosa ti porterai di questa esperienza?
«Da questa esperienza mi porto a casa un sacco di sfide vinte con me stessa. Sono stati giorni intensi, in cui ho dato il tutto per tutto in condizioni difficili. Per la prima volta ne esco vincitrice dal mio senso giudicante ed autocritico. Inoltre ho conosciuto persone interessanti con cui intendo collaborare.
Mi sono divertita molto!»

Ci riproverai in futuro? O tenterai strade alternative, come quella dei talent?
«Escludo i talent perché tendono a plasmare gli artisti per rispondere meglio alle logiche del mercato commerciale italiano. E questo non è il mio mondo.
Rispetto ad Area Sanremo, se mai avrò un altro brano inedito che meriterà di essere presentato, magari mi riscriverò, ma non è una priorità al momento.
Sicuramente ho deciso che farò più concorsi, ma ben selezionati. Ho capito che è un modo bello per mettersi in discussione, imparare a gestire la tensione, conoscere artisti interessanti, fare amicizie e suonare in luoghi particolari.»

Hai mai pensato di abbandonare la musica?
«Con la musica, da sempre, c’è un rapporto di odio e amore.
Sì, c’ho pensato molte volte, ma per me è vita e non posso fare a meno di lei.»

Quali sono le tue aspettative future?
«Suonare, scrivere e fare concorsi.»

Che consiglio daresti ai giovani che, come te, vorrebbero intraprendere questo percorso?
«Circondatevi di bravi musicisti che siano soprattutto belle persone e presenze positive, credete nelle vostre qualità, fate ascoltare i brani che scrivete ad altri che potranno darvi un giudizio più oggettivo, mettete via i soldi per i viaggi e per la musica, andate a sentire musica dal vivo più che potete!»

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Credits: Sue
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