Intervista a Molla, giovane cantautore pugliese

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Credits: Molla

Luca, chi sei e cosa fai nella vita? Parlaci un po’ di te.

«Sono un insieme di emozioni positive, un termometro vivente di alti e bassi, un raccoglitore ad anelli di canzoni nuove. Un ragazzo che ha sposato la persona giusta e un padre con una figlia magica.»

Come e quando ti sei avvicinato alla musica?

«Mi sono avvicinato alla musica molto tardi.
In secondo superiore ho trovato una batteria smontata nell’armadio di mio padre e da allora non passa nemmeno un giorno senza suonarla. Poi mio fratello mi ha regalato delle bacchette bianche bellissime e ho iniziato a suonare nelle prime band della mia città.»

Da dove nasce Molla, il tuo nome d’arte?

«Il nome Molla nasce dal mio periodo da animatore nei villaggi turistici.
Come un vecchio vestito utilizzato poco, l’ho ripreso in seguito per iniziare questo progetto da cantautore.»

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Credits: Molla

Nel 2006 hai partecipato a Sanremo giovani con la band Ameba4: cosa ricordi di quella esperienza?Quali erano le tue aspettative?

«Ricordo tutto.
Ero giovane e un po’ ingenuo, ma avevo delle aspettative alte perché la band era molto forte e aveva un suono diverso in quel momento storico.
L’ esperienza a Sanremo è stata indimenticabile: tecnici bravissimi, albergo a 80 stelle, Alex Britti che ci accordava gli strumenti in camerino, l’orchestra di 60 elementi, Caterina Caselli che ci dava gli ultimi consigli.
La musica è proprio questo, viversi un momento al massimo comunque vada!»

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Credits: Casa Sanremo

Cos’è accaduto dopo?

«Vivere in una band è molto difficile: le idee cambiano, ognuno ha la propria personalità, la discografia impone delle vendite e, quindi, è finita cosi.
Può succedere, ma l’importante è rialzarsi!»

Sappiamo che, nel corso degli anni, hai aperto i concerti di alcuni big, come gli Afterhours, Caparezza, Dente, Erica Mou, L’Aura, Giuliano Palma, Tiromancino e BrunoriSAS: come sono nate queste collaborazioni?

«Ognuna di queste collaborazioni è nata in maniera diversa: le aperture ai grandi artisti sono sempre un’ottima vetrina per farsi conoscere e far ascoltare le proprie canzoni ad un pubblico non tuo.
Con Erica Mou è nata una profonda amicizia e abbiamo anche duettato in una mia canzone.»

Ricordi ancora le emozioni di quei live?
«Tantissima gente, emozioni e adrenalina alla massima potenza!»

Nel 2013 è uscito “Prendi fiato”, il tuo primo album da solista: quando hai capito che era arrivato il momento di cambiare “rotta”?

«Dopo l’esperienza con gli Ameba4, ho continuato a suonare in tante altre band come batterista, ma non provavo più nulla. Mi sentivo inutile, avevo voglia di fare un “salto” e passare in prima fila, al canto, e quindi ho iniziato a scrivere canzoni.
Ho indossato una bombetta nera e ho iniziato questo progetto. Ho pubblicato due album e ho suonato tantissimo, più di 130 date in giro.»

Quali sono state le difficoltà iniziali che hai dovuto affrontare?

«Beh, all’inizio ci sono stati un po’ di pregiudizi: tutto l’underground continuava a percepirmi come batterista e non riusciva a vedermi su un palco come front-man.
Potrei scrivere un libro sulle difficoltà di questo lavoro, ma ho degli obiettivi cosi alti che me ne frego degli ostacoli e delle perdite di tempo inutili.»

E oggi? Che tipo di rapporto hai con la musica?

«Bellissimo, anche se è in continua evoluzione.
In quest’ultimo anno, infatti, il mio rapporto con la musica è cambiato ancora, cresce sempre di più, ma non vi posso svelare tutto. Vi posso solo anticipare che ho cambiato direzione: adesso ho una squadra intorno a me e una cartella con più di 40 provini finiti.»

Hai dei progetti in cantiere?
«Il “Cantiere MOLLA” è sempre aperto.
Farò dei live quest’estate, ma non tantissimi perché mi sto concentrando sul mio nuovo lavoro: fare il padre. Vorrei passare più tempo con mia figlia e godermi questi momenti stupendi con lei.»

Cosa consiglieresti ai giovani che, come te, vorrebbero intraprendere questa strada?
«Decidete fin da subito se per voi la musica deve essere un bel passatempo o un lavoro, guardatevi allo specchio e ripetete ad alta voce “si sono convinto, si ci credo, si sono convinto”, due volte al giorno dopo i pasti. Fare musica è bellissimo, ma anche molto impegnativo.
Bisogna seminare 1000 per raccogliere 1, ma quell’uno sarà stupendo.»

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Credits: Molla
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