Intervista esclusiva ai Misga, duo smile pop

Ironici, belli e freschi, i Misga sono un duo smile pop con un background musicale davvero interessante.
Contrariamente a quanto si possa credere, Michele e Marco Sgaramella non hanno alcun grado di parentela, ma si sono conosciuti solo qualche anno fa in quello che si è rivelato un incontro fatale.
Nel corso degli ultimi anni, i due giovani hanno ricevuto numerosi consensi, come la vittoria al
Free Music Contest di Salento Concerti, l’apertura dei concerti di Erica Mou e Caparezza, una tournee europea e una campagna di crowdfunding su Musicraiser che ha permesso loro di vendere alcune copie del loro album.
Come di consueto, vi proponiamo l’intervista integrale. Buona lettura!

Intervista-Misga
Credits: Misga

Ciao ragazzi, raccontateci un po’ chi siete e cosa fate nella vita.
«Siamo Michele e Marco Sgaramella, due giovani ragazzi che provano a fare della musica la loro vita.»

Come e quando vi siete avvicinati alla musica?
«Michele si è avvicinato alla musica fin da piccolo, avendo sempre la fissa di cantare canzoncine scritte da lui. Marco, invece, ha iniziato a toccare le corde della sua chitarra dalla scuola media.»

Qual è il vostro genere di riferimento? E in quale artista vi rispecchiate maggiormente?
«Il nostro genere di riferimento è il pop, un pop influenzato da ascolti e mondi musicali diversi. Prendiamo spunto, infatti, da molti cantautori italiani, come Lucio Dalla, Rino Gaetano, Luca Carboni o gli stessi Caparezza e Omar Pedrini che abbiamo avuto il piacere di conoscere da vicino.»

Da dove nasce MISGA, il vostro nome d’arte?
«MISGA sono le iniziali di Michele Sgaramella – il fondatore del progetto – che, poco dopo la creazione dello stesso, ha conosciuto Marco Sgaramella (Masga).
Pur non essendo parenti, però, questo incontro ha rafforzato la scelta dello pseudonimo come nome del duo.»

Intervista-Misga
Credits: Misga

Sappiamo che il duo ha un’anima verde con sfumature magenta: cosa intendete nello specifico?
«Verde è la speranza che cerchiamo di non perdere mai, magenta rispecchia il nostro essere vivaci e sorridenti.
Oltre alla spiegazione scientifica, sono due colori che ci piacciono molto: li abbiamo preferiti sia sulla copertina del nostro primo disco, sia su un palco perché ci mettono a nostro agio.»

Come vi comportate davanti a un nuovo singolo? Pensate prima alla composizione della melodia o alla scrittura del testo?
«Quando scriviamo o componiamo una canzone non abbiamo una scaletta ben precisa.
Di solito Michele ha l’idea iniziale, butta giù il testo e la melodia. Marco invece cura l’arrangiamento e ritocchi vari.»

Nel 2014 è uscito “Dammi dammi”: com’è nato questo singolo e che messaggio vuole trasmettere?
«Dammi dammi è un brano scritto da Leonardo Addati – amico di Michele – 10 anni prima dalla pubblicazione, avvenuta nel 2014.
Il testo potrebbe sembrare banale e scontato, ma racconta un momento storico molto importante: la precarietà. Ciò che vogliamo trasmettere con questa canzone è “drogarsi di possibilità”, un messaggio sociale riferito ai giovani che si abbattono facilmente.
Il protagonista del nostro videoclip è un dispencer, un distributore di possibilità.»

Avete alle spalle diverse esperienze musicali come i concorsi “Free Music Contest”, “Cellamare Music Festival”e “MEI”: ci potreste raccontare un po’ com’è andata?
«Di ogni singola esperienza abbiamo un ricordo speciale.
Queste sono state delle ottime occasioni per trovare stimoli, incontrare gente che ama la musica come noi e conoscere artisti di vario genere.»

Negli anni, inoltre, avete aperto i concerti di Caparezza, Erica Mou, The Giornalisti e Liegi: che ricordi avete di quei live? E com’è stato l’impatto col pubblico?
«Aprire Caparezza a Santeramo In Colle davanti a 8000 persone è stato uno dei momenti più belli che la musica ci ha donato finora. L’impatto col pubblico è stato molto positivo.

Tutte queste esperienze vi hanno aiutato in termini di visibilità?
«Queste esperienze ci hanno aiutato a formarci e a farci conoscere dalla gente.
La visibilità non basta mai, ma a volte è bello anche costruirsela piano piano, come proviamo a fare noi.
Abbiamo fatto dei concertini in posti intimi e con gente attenta che, pur ascoltando per la prima volta le nostre canzoni,  ha apprezzato e accolto bene la nostra cara musica italiana.»

Intervista-Misga
Credits: Misga

Nel 2016 è uscito “Micamicapisci”, il vostro album d’esordio che vi ha portato fino in Europa. Quali erano le vostre aspettative e com’è andato il tour?
«Micamicapisci è stato il nostro esordio e non ci aspettavamo neanche delle date europee. Perciò le aspettative erano solo adrenalina e voglia di partire, non volevamo altro.
Ma in realtà si è dimostrato un ottimo pretesto per confrontarsi con altre nazioni, lingue e culture, ed è andata molto bene. Abbiamo sempre la valigia pronta!»

Qual è stato il periodo più soddisfacente della vostra carriera?
«Uno dei periodi più soddisfacenti è stato sicuramente l’esordio.
La voglia di suonare ovunque, partecipare ai contest e vincerli tutti, ci ha dato molta carica.»

E il momento più difficile?
«Il più difficile – almeno all’apparenza – sembrava la scelta del duo, partita come esigenza ma rivelatasi comunque un’esperienza positiva.»

Intervista-Misga
Credits: Misga

Oggi avete dei progetti in cantiere?
«Attualmente stiamo lavorando al nuovo disco.
Qualche mese fa abbiamo portato a termine una campagna di crowdfunding su Musicraiser, riuscendo a vendere alcune copie del nostro album. Ma, adesso, siamo alla ricerca di qualcuno che supporti le nostre idee e ci aiuti a svilupparle nel miglior modo.»

Perché le persone dovrebbero seguirvi e ascoltarvi?
«Perché proviamo a trasformare in melodia tutto ciò che vediamo e viviamo, raccontando la strada con un pizzico di spensieratezza.
Le persone più che seguirci dovrebbero rispecchiarsi, così come facciamo noi con la realtà di tutti i giorni.»

Che consiglio dareste ai giovani che, come voi, vorrebbero cimentarsi in questo mondo?
«Il nostro consiglio è quello di non prendersi troppo sul serio: fate ciò che più vi piace, ma ascoltate e non denigrate a priori le tendenze e i consigli altrui.
Alla fine ognuno è libero di fare come meglio crede. L’importante è porsi sempre degli obiettivi.»

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