Intervista ai La Rua, finalisti di Sanremo Giovani

Volto noto del piccolo schermo, La Rua è una band pop/nu-folk composta da: Daniele Incicco (voce e chitarre), William D’Angelo (chitarre), Davide Fioravanti (pianoforte, fisarmonica, glockenspiel), Nacor Fischetti (batteria, fx), Alessandro Mariani (chitarre, banjo) e Matteo Grandoni (contrabbasso, basso).

Il 4 maggio 2013 i La Rua aprono il concerto degli Imagine Dragons al “Factory” di Milano, unica data italiana della band americana conosciuta grazie al successo del brano “Radioactive”.
Il 15 dicembre risultano tra le 60 selezionate per partecipare alle Nuove Proposte del Festival di Sanremo 2014 con il brano “Non sono positivo alla normalità”.

Nel 2015 entrano nella scuola di “Amici di Maria De Filippi” e, dopo la fase pomeridiana del programma, si aggiudicano l’accesso al serale nella squadra Bianca, capitanata dai direttori artistici Emma Marrone ed Elisa Toffoli.
Nel
2016 partecipano con il brano “Tutta la Vita Questa Vita” alla trasmissione televisiva Sarà Sanremo e la loro eliminazione desta così tanto scalpore da far promettere a Carlo Conti di “inventarsi qualcosa” pur di far partecipare la band al Festival 2017: il loro brano diventa sigla del Dopofestival e sono ospiti del DopoFestival.
Reduci dal grande successo del tour estivo, oggi
i La Rua sono impegnati nella realizzazione del terzo album e sono stati selezionati tra i 24 finalisti di Sanremo Giovani.
Come di consueto vi proponiamo l’intervista integrale. Buona lettura!

Ciao ragazzi, partiamo dal principio. Ci raccontereste chi siete e come vi siete conosciuti?
«Alcuni di noi suonavano insieme e si conoscevano già prima dell’inizio del progetto “La Rua”. Essendo tutti della provincia di Ascoli Piceno, era impossibile non conoscersi tra musicisti. Ci stimavamo a vicenda già da prima per le potenzialità che ciascuno di noi aveva.»

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Credits: La Rua

È stato semplice conciliare i trascorsi musicali di ciascuno di voi e creare, poi, un’identità di gruppo ben definita?
«No, non è stato semplice. Lavoriamo insieme dal 2009 e ci sono voluti tempo, costanza, dedizione, energie e tante discussioni. Tutto ciò alla fine ha portato a smussarci a vicenda e ad amalgamarci per incastrare al meglio i nostri backgrounds e far uscire fuori i “La Rua” che siamo ora.»

Suonate da ben dieci anni e avete già collezionato diverse esperienze mediatiche, come Tu Si Que Vales, Amici e Sanremo. Cosa vi spinge ad andare avanti? E quanto siete cambiati da allora?
«Nel tempo c’è stata sempre un’unica costante che non è mai cambiata ed è rimasta sempre in cime alle nostre priorità. Far conoscere noi e la nostra musica sui palchi, dal vivo.
Ovviamente queste esperienze, come anche quella del Concertone del Primo Maggio a Roma, portano ad affinarti e a spingere l’asticella sempre più in alto. Ma l’obiettivo rimane sempre quello di far conoscere i nostri brani e poter regalare al pubblico il nostro miglior spettacolo live.»

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Credits: La Rua

Negli ultimi mesi avete trasformato il vostro sound, passando dal folk al pop contemporaneo: cosa vi ha portato a questa evoluzione radicale?
«Tutta la musica è in continua evoluzione e la tendenza generale è sperimentare, mischiando vari mondi musicali. Gli elementi del folk rimangono ancora oggi, ma abbiamo voluto arricchirli di nuove sonorità che comunque rispecchiano sempre quel che siamo.»

Cambiamento che avevamo già percepito nel singolo “Sull’orlo di una crisi d’amore”: ci spieghereste com’è nata questa collaborazione con Federica Carta e quali erano le vostre aspettative?
«Con questo brano, abbiamo mostrato anche il nostro lato più intimo. Ci piace sperimentare anche con questa nostra dualità. Il brano era praticamente chiuso, ma tutti percepivamo che mancasse qualcosa che desse quel quid in più al brano. Ascoltando il provino con la splendida voce di Federica, ci siamo guardati subito e abbiamo detto: “È lei. È la voce perfetta per questa canzone.”»

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Credits: La Rua

Il 6 Luglio è uscito “Nessuno segna da solo”, il vostro nuovo EP: com’è nata l’idea della sua creazione e produzione? E qual è il suo concept? Fare squadra?
«Fin dall’inizio del progetto “La Rua” abbiamo sempre voluto portare avanti questo concetto di collettivo, in un mondo che invece guarda sempre più all’individualismo. Tuttora non è semplice far passare questo messaggio in un mondo va in direzione opposta, ma è quello in cui crediamo ed è il nostro punto di forza. Prossimamente uscirà anche l’album fisico con altri brani inediti e avrete modo di ascoltare voi stessi che ciascun brano spinge in quella direzione.»

Pensate prima alla composizione della melodia o alla scrittura del testo?Spiegateci come avviene il processo creativo delle vostre canzoni.
«Solitamente è Daniele a portare una struttura e un testo grezzo. Lo stesso poi viene lavorato e prodotto in sala da tutti noi, dandogli un vestito che calzi perfettamente col messaggio che vogliamo comunicare.»

C’è un inedito che vi rappresenta maggiormente?
«Old but gold: “Non sono positivo alla normalità”. Da sempre il nostro brano manifesto e che meglio di tutti definisce chi siamo.»

Qual è stato il periodo più soddisfacente della vostra carriera? E quello più critico?
«Veniamo da un’estate piena di concerti, che ha visto il suo culmine nel concerto evento in Piazza del Popolo ad Ascoli Piceno. Abbiamo voluto osare e cercare di riempire una delle più belle Piazze d’Italia con la nostra musica. Grazie a tutte le persone che ci seguono, ci siamo riusciti ed è stata un’emozione indescrivibile. I periodi critici avvengono in modo ciclico, ma non siamo abituati a vederli in maniera negativa: è il miglior modo per mettersi alla prova e migliorarsi ogni volta.»

In un contesto come quello italiano, suonare dal vivo è fondamentale per farsi conoscere e apprezzare dal pubblico. Voi come vi approcciate a questo scenario?
«Come detto prima, ne facciamo il nostro mantra e punto di forza. Non potremmo essere più d’accordo. Purtroppo in Italia, c’è da dire che la dimensione del live non è ancora apprezzata come dovrebbe.»

Com’è assistere ad un concerto dei La Rua oggi? Cosa si porterà la gente?
«Diamo veramente tutto per chi è sotto il palco ad ascoltarci, anima e corpo, fino all’ultima goccia di sudore. Il live ha un impatto decisamente energico ed è stato pensato per far divertire le persone, farle scatenare senza troppi pensieri. C’è uno scambio di energia enorme tra noi e il pubblico e quella è la benzina che ci spinge a dare sempre il meglio.»

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Credits: La Rua

A proposito di live, che progetti avete per l’autunno? Inizierete un nuovo tour?
«Ancora è tutto da definire, per ora ci stiamo concentrando sulla scrittura di altri brani, ma se capiterà l’occasione di suonare live, la prenderemo al volo.»

Che consiglio dareste ai giovani che, come voi, vorrebbero cimentarsi in questo mondo?
«Tanta caparbietà e persistenza nel raggiungere l’obiettivo. I risultati concreti arrivano spesso dopo tanto lavoro, tanto tempo e tanta strada da fare. Non abbattetevi, credete in voi stessi e nei vostri punti di forza, ma siate sempre pronti a metterli in discussione per migliorarli.»

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