Intervista agli Estro, band emergente meridionale

Abbiamo fatto qualche domanda agli Estro, band emergente meridionale, per capire chi sono, come si sono conosciuti e le varie vicissitudini che hanno affrontato prima di arrivare alla formazione attuale. Stiamo parlando di tre giovani brillanti, ironici e riflessivi, tre studenti universitari che vivono nella normalità e combattono, come tutti i loro coetanei, le difficoltà economiche tipiche dei nostri giorni. Hanno dei sogni, amano la musica e hanno già inciso il loro singolo d’esordio It Sounds Stupid. Conosciamoli meglio.

Componenti band Estro
Credits: ESTRO

Intervista agli Estro, band emergente meridionale: gli esordi.

Ci raccontate un po’ chi siete e come vi siete conosciuti?

«Innanzitutto grazie per questa intervista! Dunque, ci siamo conosciuti nel 2011 attraverso un’amica in comune e abbiamo iniziato a suonare insieme nel 2014. Dapprima il nostro sound aveva come fulcro le chitarre distorte ed effettate e le melodie. Successivamente, dopo aver conosciuto nuova gente e cambiato tanti membri, siamo arrivati alla formazione attuale.»

A cosa è dovuto il nome Estro?

«Il nome deriva da estroso, un aggettivo che rispecchia a pieno le nostre personalità.»

Scegliete tre aggettivi che mettano in risalto la vostra identità.

«Belli, fighi e impossibili! Scherzi a parte, siamo molto riflessivi, testardi e umili.»

Se non foste diventati dei musicisti chi sareste oggi?

«Simon avrebbe voluto fare il calciatore professionista, Gilby l’attore e Easy l’avvocato!»

Componenti band Estro
Credits: ESTRO

Quanto è difficile, per una band emergente, farsi conoscere oggi?

«Tantissimo! C’è tanta concorrenza e poca qualità.»

Nella fase iniziale della vostra carriera, probabilmente, avrete affrontato alcuni ostacoli legati alla logistica e all’aspetto economico. Quali difficoltà sono sopraggiunte e come siete riusciti a finanziarvi?

«Di certo la fase iniziale non è stata una passeggiata ma, se dobbiamo essere sinceri, tutt’ora continuiamo ad incontrare queste difficoltà. Noi cerchiamo di suonare laddove è possibile finanziarci.»

Intervista agli Estro, band emergente meridionale: dal primo singolo al presente.

L’utilizzo sempre più frequente di strumenti musicali digitali influenza, in qualche modo, il vostro sound?

«Davvero tanto! Ultimamente stiamo utilizzando sequenze live, nuovi suoni e strumenti musicali digitali anche in lavori di home production.»

Come si svolge una vostra giornata tipo?

«Passiamo ore ed ore in sala prove ad ascoltare nuovi sound e a scrivere inediti. Poi cerchiamo di far incastrare tutto questo con l’università e lo studio. Non è per niente facile!»

Microfono sala prove Estro
Credits: ESTRO

Cosa ne pensate delle attuali band?

«Come abbiamo detto prima, c’è tantissima concorrenza e poca qualità!»

Quali sono i dischi a cui siete maggiormente legati?

«Ognuno di noi ha influenze diverse e ascolta band diverse. Per esempio Easy è un appassionato dei Guns n’ Roses e il disco a cui è maggiormente legato è “Appetite for Destruction”. Simon e Gilby adorano gli U2, e sono legati rispettivamente a “The Joshua Tree” e “Acthung Baby”. Ultimamente apprezziamo molto la musica Trap, oltre che quella pop italiana. Insomma, ci piace ascoltare un po’ di tutto.»

Nel 2016 è uscito il vostro primo singolo “It Sounds Stupid”: raccontateci un po’ com’è andata e, soprattutto, quali erano le vostre aspettative.

«Essendo stato il primo inedito, le nostre aspettative erano abbastanza alte. Poi, dopo essere arrivati primi in classifica in una delle fasi di un contest, registrammo il pezzo in acustico. Fummo molto soddisfatti del riscontro del pubblico. Non ce l’aspettavamo assolutamente.»

In un contesto come quello italiano, suonare dal vivo è fondamentale per farsi conoscere e apprezzare dal pubblico. Voi come vi approcciate a questo scenario? Vi confrontate anche col panorama nazionale? E se sì, che riscontro avete col pubblico?

«A dir la verità abbiamo suonato in Puglia, a volte con decine, altre con centinaia di persone. E’ molto difficile oggi riempire i locali. Tanta gente non va a sentire le band perché, purtroppo, preferisce altro.»

Intervista agli Estro, band emergente meridionale: dal primo Ep ai progetti futuri.

Sappiamo che per diversi mesi siete stati impegnati nella registrazione del vostro primo EP, poi avete stravolto completamente i piani, rimettendovi in discussione e cimentandovi con la scrittura in italiano. Ci spiegate cos’è successo e cosa vi ha spinto verso questa decisione?

«Durante la registrazione del nostro EP ci siamo accorti che i pezzi in italiano ci consentivano di raggiungere un pubblico più ampio rispetto a quello consueto. Così, grazie anche ai suggerimenti del nostro produttore, decidemmo di provarci. Abbiamo speso tanto tempo per cercare i giusti arrangiamenti dei pezzi che già avevamo (anche se non tutti si prestavano alla nuova lingua), tanto che abbiamo dovuto riscriverne di nuovi. Andando avanti col processo di scrittura, siamo rimasti molto soddisfatti del cambiamento effettuato, anche se stiamo cercando di capire sempre più i meccanismi. L’italiano è una lingua bellissima, ma può essere un’arma a doppio taglio.»

Cosa ne pensate dei social network? Sono una nuova opportunità di promozione e/o un mezzo per raggiungere un pubblico vasto in tempi brevi?

«I social sono importantissimi se si vuole allargare la fanbase. Sono potentissimi se usati a dovere!»

Qual è il vostro rapporto con i social network?

«Siamo molto attivi sia su Facebook che su Instagram e abbiamo anche un canale Youtube. Chi cura le pagine è Simon, mentre Gilby odia i social network!»

Componenti Estro e amica
Credits: ESTRO

Recentemente avete affermato che il 2017 è stato l’anno del cambiamento: cosa vi aspettate dal 2018? Quali sono i vostri obiettivi e progetti futuri?

«Il nostro obiettivo, non solo di quest’anno ma in generale, è quello di far conoscere la nostra musica a più gente possibile.»

Che consiglio dareste alle band che, come voi, vorrebbero vivere di musica?

«Cambiate mestiere!»

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