Intervista esclusiva ad Erica Mou

Classe 1990, Erica Mou è una giovane cantautrice pugliese che, dopo aver incontrato Caterina Caselli, ha partecipato a Sanremo Giovani, vincendo il premio della critica Mia Martini e il Premio Sala Stampa Radio Tv.
Ha alle spalle oltre 500 concerti e cinque album in studio: Bacio ancora le ferite (Auand, 2009), È (Sugar, 2011), Contro le onde (Sugar, 2013), Tienimi il posto (Auand/Artis First, 2015) e Bandiera sulla Luna (Godzillamarket, 2017).
Lo scorso 31 Agosto ha pubblicato “Non so dove metterti”, una versione remix del duo sperimentale UPONCUE, contenente note scintillanti, bassi potenti e tastiere con sorprendenti riverberi che aggiungono un tocco di elettronica vintage alla versione originale.

Come le altre canzoni contenute nell’album “Bandiera sulla Luna”, anche questo brano mette sotto la lente d’ingrandimento tendenze, virtù e vizi sentimentali delle generazioni di oggi.
Con cinica sincerità Erica rivela una tipica e imbarazzante situazione di coppia: tra cimeli, vestiti, capricci che ci riempiono la vita, la voglia di condividere romanticamente i propri spazi e tempi, così come la disponibilità ad adattarsi a quelli degli altri, sono influenzate sempre più spesso da troppi condizionali interiori.
“L’amore è una questione di interior, di cose che senti dentro, ma è anche una questione di interior design perché, se il tuo partner non si sposa bene con le regole del feng shui, la convivenza potrebbe diventare molto problematica!”.
Allora può essere molto utile prendere in prestito le strofe di Erica Mou per confessare al proprio partner una scomoda verità: “Aspettiamo ancora un po’, il fatto è che… non so dove metterti!”.
Come di consueto, vi proponiamo l’intervista integrale. Buona lettura!

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Credits: Giovanni Canitano

Hai una carriera decennale, 5 album e molte collaborazioni alle spalle. Cosa ti spinge ad andare avanti?
«Il pensiero di star tracciando un percorso, in cui ogni volta trovo qualcosa di nuovo.»

Come ti comporti davanti a un nuovo singolo? Pensi prima alla composizione della melodia o alla scrittura del testo?
«Quando compongo una nuova canzone scrivo sempre testo e musica insieme.»

Qualche anno fa hai partecipato a Sanremo con il brano “Nella vasca da bagno del tempo”: che ricordi hai di quell’esperienza mediatica? Ti ha cambiato la vita?
«Mi ha fatta crescere molto, umanamente e artisticamente parlando.»

Oggi, a distanza di sei anni, parteciperesti di nuovo?
«Assolutamente sì!»

Lo scorso 1 Dicembre è uscito “Bandiera sulla luna“, il tuo quinto album: ci spieghi com’è nato questo progetto discografico, perché hai scelto proprio questo titolo e che riscontro sta avendo?
«L’album parla della ricerca di punti di vista nuovi e di nuovi spazi.
Da qui il titolo che vuole anche alludere alla presenza di una minore “gravità”. C’è leggerezza e ironia anche nell’affrontare temi ingombranti, dalla fine di una storia d’amore a un bilancio sulla generazione che mi appartiene.
Questo disco mi ha regalato un sacco di soddisfazioni e un bellissimo tour, durato dieci mesi, che sta volgendo al termine. È da poco uscito anche un nuovo singolo estratto che si intitola “Non so dove metterti” in due versioni, remix e live session.»

Come è cambiata Erica Mou da “Nella vasca da bagno del tempo” a “Svuoto i cassetti”?
«Sono cambiata tantissimo e la mia vita è tanto tanto diversa.
Sicuramente, riferendomi alle canzoni che hai citato, ho imparato a riconoscere sempre più le sfumature. Più si è piccoli più si vede il mondo a tinte forti, o bianco o nero. Più si cresce più si impara a districarsi nelle complessità, nostre e di ciò che ci circonda.»

L’album si apre con “Svuoto i cassetti”: quali sono i cassetti che hai svuotato e cosa ci hai trovato dentro?
«Sono quelli dei posti diversi in cui ho vissuto negli ultimi anni.
Dentro ci ho trovato la mia indipendenza.»

A metà disco troviamo Azzurro, celebre hit di Adriano Celentano che hai rivisitato e riadattato magistralmente. Come mai la scelta di questa cover?
«Ho scelto questa canzone per festeggiare il suo cinquantesimo compleanno e perché volevo omaggiarne il testo.
Le parole di questo brano sono davvero intense e forse, a un ascoltatore distratto, possono passare in secondo piano grazie alla spensieratezza della melodia. Perciò ho voluto rallentarla e spogliarla.
Il tema della sensibilità e della ricerca di calore contro un freddo interiore, sono temi che si sposano con tutto l’album. Mi sembrava perciò molto coerente inserirla, quasi a dividere il viaggio di “Bandiera sulla luna” in due parti.»

L’album si chiude con “L’unica cosa che non so dire”: c’è qualcosa che non hai mai saputo dire a qualcuno e che ti provoca un forte rimpianto?
«Non sento di avere grossi rimpianti, credo sia inutile averne. Ma sto imparando a dire tutti i grazie che sento e a non aver paura, appunto, di mostrare affetto e calore.»

Forse è una percezione personale, ma nei tuoi brani scorgiamo quasi un’anima poetica, delicata e a tratti fragile. Come vedi il connubio tra poesia e musica? In futuro potresti cimentarti in questo mondo?
«Amo le canzoni proprio perché sono l’incrocio perfetto tra la musica e la poesia.
Però sto scoprendo il gusto di scrivere anche senza cantare. Ed è una cosa che sto facendo sempre più spesso.
Chissà se si concretizzerà in un libro o in una raccolta. Per ora mi porta a scrivere una rubrica sui miei social che si intitola “C’est la Mou”, ogni lunedì. Ho preso un paio di mesi di pausa, ma ricomincerà prestissimo.»

Secondo te la musica emergente ha ancora futuro?
«Certo!»

Che consiglio daresti ai giovani che, come te, vorrebbero avvicinarsi a questo mondo?
«Ispirarsi, sempre. Uniformarsi, mai!»

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Credits: Giovanni Canitano
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