Intervista esclusiva ad Anthony Di Nuzzo

Classe 1998, Anthony Di Nuzzo è un parrucchiere e un cantautore casertano, un ragazzo pieno di valori, cresciuto nei vicoli più belli del suo paese.
La sua avventura musicale inizia nel 2009, con una corrida di paese che gli ha regalato il secondo posto e una certezza per il suo futuro: fare il cantante.
Qualche anno dopo si iscrive alla Pop Music School di Paolo Meneguzzi e inizia a scrivere i suoi primi inediti, La fortuna di essere in vita, Scappo via da te e Bentornato a casa.
La scorsa estate è stato protagonista del premio Nilla Pizzi e, oggi, è impegnato nella realizzazione dei suoi primi concerti.

Come di consueto vi proponiamo l’intervista integrale. Buona lettura!

Anthony, ci spieghi chi sei e com’è nata la tua passione per la musica?
«È difficile spiegare chi sono in poche parole.
La mia vocal coach mi chiama “scugnizzo” e, forse, non ha tutti i torti. Questo pseudonimo rispecchia la mia personalità ed evidenzia le mie origini.
Sono un ragazzo pieno di valori, ma conosco benissimo la vita di strada e di provincia. Ho passato la mia infanzia e gli inizi dell’adolescenza nei vicoli più belli del mio paese e a farmi compagnia, in tasca, c’era il solito euro che doveva bastarmi per un gelato.
Così ho imparato a dare valore alle cose che andassero oltre i beni materiali.
Nel mio essere complesso, ho sempre apprezzato la bellezza delle cose semplici.»

Come nasce la mia passione per la musica?
«La mia passione per la musica nasce insieme a me, il 19 dicembre del 1998. È la mia gemella.
Con il tempo l’ho sviluppata e confermata all’età di 11 anni, quando mia zia Lucia mi invitò a partecipare ad una corrida del paese e a salire, per la prima volta, su un palco.
Le uniche cose che ricordo di quell’esperienza sono il calore dei fari che mi accecavano, “Tu vo fa l’americano“, la mia berretta e l’approvazione di tutto il pubblico.
Quella sera vinsi il secondo posto, un traguardo che mi ha cambiato per sempre la vita.
Fu allora che decisi che di fare il cantante.»

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Credits: Anthony Di Nuzzo

Quali sono i tuoi modelli di riferimento?
«A dire il vero mi ispiro molto al mondo cantautoriale, come Vasco Rossi, Riccardo Cocciante, Levante e Brunori Sas. Loro si che conoscono il retroscena della vita!
Poi ascolto molto interpreti, dai grandi classici (Mina e Fiorella Mannoia) ai più moderni, per migliorare nell’interpretazione, stimolare la mia scrittura e avere un bagaglio culturale sempre più ampio.
Se sei curioso continui a fare arte nella tua vita. Se ti senti già arrivato resterai inevitabilmente tra gli ultimi.»

Di recente hai sentito qualcosa di interessante? Magari qualche canzone da reinterpretare in una bella cover…
«“Le parole che non dico mai” scritta da Levante per Rita Bellanza, una ex concorrente di X-Factor.
Una canzone dalle sfumature amare, che ti spinge a parlare quando certe realtà ti impongono il silenzio. Sarà la mia prossima cover!»

L’ultimo concerto a cui sei stato? O quello a cui sei particolarmente legato?
«Sono stato al Forum di Assago per assistere al concerto di Emma Marrone.
Vedere tutta quella gente e quel palco enorme, mi ha stimolato a lottare per quello che voglio e desidero con tutto me stesso. Ricorderò quel giorno per sempre. È stata l’ennesima conferma!
Emma è una pantera da palco. Ti seduce e ti sbrana allo stesso tempo!»

Quando un artista, secondo te, può essere definito tale? E qual è il momento giusto per spiccare il volo?
«Un artista lo riconosci subito: ha sempre quel velo di nostalgia negli occhi di chi è in cerca della verità, oltre ad avere un briciolo di sensibilità e gentilezza.
Artisti non ci si diventa, ma l’arte ti rende Signore, ed è grazie all’arte se ho imparato ad apprezzare la vita.
Il momento migliore per spiccare il volo? Quando senti l’esigenza di farti sentire, raccontare o cambiare vita.»

Qualche anno fa hai partecipato alla Pop Music School” di Paolo Meneguzzi: ci spiegheresti come hai scoperto questa realtà e cosa ti ha lasciato?
«Ho scoperto la “Pop Music School” grazie ad una mia cliente. È stato un pezzo di vita importante.
Da quell’esperienza ho scoperto l’arte del paroliere. Ho iniziato a scrivere canzoni e non ho più smesso.
In quel periodo sono nati gli inediti “La fortuna di essere in vita”, “Scappo via da te” e “Bentornato a casa”.»

Sappiamo che il tuo percorso è sempre stato altalenante per una serie di vicissitudini. Quanto sei cambiato dagli esordi?
«Le mie esperienze mi hanno reso quello che sono, un ragazzo senza freni che non teme le nuove sfide.
La mia vita è sempre stata instabile e non ho un luogo preciso da definire casa. Da Caserta sono stato in Belgio, poi al Ticino, poi da solo a Milano e ancora al Ticino. Insomma, ho un po’ di esperienza alle spalle.
Tutti questi cambiamenti mi hanno fatto crescere in fretta, e a dirla tutta, hanno creato in me vuoti e mancanze. La mia più grande mancanza è quella delle mie origini, una nostalgia che appartiene a un passato che ogni giorno si allontana sempre più e che vive attraverso i ricordi.
Io le mie mancanze le colmo cantando e l’unico posto in cui mi sento a casa, infatti, è il palco.»

Cosa ne pensi dei social? Credi siano un’alternativa ai talent e una valida scorciatoia per ottenere visibilità?
«I social sono come una pistola, dipende da come la usi.
Se hai uno scopo preciso, punti l’obiettivo e spari. Se non sai come usarla, il rischio è che la punti alla testa e diventi vittima delle tue stesse mani. Questi sono i social!
Più che vetrina, sono una vera e propria fiction di una vita quotidiana resa pubblica a tutti.
Non li definisco “scorciatoie”: se non sei nessuno e non fai nulla per farti notare, allora nessuno ti seguirà. Dietro un’autoproduzione social c’è un duro lavoro e tanta costanza per gli artisti onesti come me e poi c’è chi compera i follower. Quella si che è una “scorciatoia”.
A me quelle cose sinceramente non piacciono e non interessano, perché sono destinate a durare poco. Io voglio brillare.»

Parteciperesti mai a un talent? E se sì, in quale?
«Assolutamente sì! Amici è il mio obiettivo, sarebbe una svolta a tutto!»

Qualche mese fa è uscito “Tutta colpa della luna”: spiegaci un po’ com’è nato questo singolo, che messaggio vuole trasmettere e che riscontro sta avendo col pubblico.
«Tutta colpa della luna è nata dopo qualche mese di ricerca e ascolto di playlist reggae e reggeaton.
È un brano fuori dai miei schemi, arrangiato in chiave moderna e pensato in maniera commerciale.
Sono un classicone, ma mi hanno detto di “svecchiarmi”. Allora ho deciso di farlo con questo mio ultimo inedito. Tuttavia non penso di restare su questo stile. Qualche canzone estiva può bastare.»

Qualche settimana fa ti sei qualificato alle finali del premio Nilla Pizzi, esibendoti davanti ad una giuria di fama nazionale come Iva Zanicchi o Luisa Corna: ci spiegheresti che aspettative avevi e com’è andata realmente?
«In realtà non avevo molte aspettative.
Dopo tutte le mie esperienze ho imparato a restare con i piedi per terra, ma adesso riesco a vivere il momento, senza farmi nemmeno troppe illusioni.
Sono rimasto sorpreso dal risultato: aver ottenuto la possibilità di confrontarmi con 50 partecipanti bravissimi e andare in finale non era poi così scontato, ma la cosa che mi ha sorpreso di più è stato essere scelto per andare in America.
Questo sarà per me un trampolino di lancio, l’inizio di una carriera che spero possa crescere e durare nel tempo.
Essere stato giudicato da artisti di fama internazionale, umili e simpatici come Luisa Corna o Iva Zanicchi, è stato un onore e un privilegio. Non capita tutti i giorni di scambiarsi liberamente due chiacchiere o chiedere dei feedback per poter crescere artisticamente, quindi ne sono davvero grato e riconoscente.
Grazie a questa esperienza ho avuto la conferma che stare sul palco e avere le luci puntate addosso e un pubblico pronto a ricevere tutte le mie emozioni, è quello che ho bisogno nella mia vita.
È stata un’esperienza che custodirò per tutta la vita!»

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Credits: Anthony Di Nuzzo

Quali sono i tuoi progetti futuri? Inciderai un disco?
«Ho molti progetti futuri, tra cui incidere il mio primo disco, una compilation con le mie migliori canzoni. Sono a lavoro e sempre in cerca di idee nuove.»

Perché il pubblico dovrebbe seguirti e supportarti?
«Non faccio il cantante per me stesso perché è un po’ come dire: gioca la Juve e lo stadio è vuoto.
Un pubblico caloroso sa come stimolarti e io ho bisogno di tanti stimoli.
Ho una forte esigenza di comunicare con le persone, emozionarle e “salvarle” se possibile.
Voglio che una mia canzone diventi la colonna sonora di una storia d’amore o un invito ad andare avanti dopo una delusione.
Vorrei un grande pubblico che mi fermi per strada, per fare qualche foto e scambiarci due chiacchiere. I miei sostenitori sono la mia forza, il mio supporto, il motivo per il quale non smetterò mai di far musica!»

Che consiglio daresti ai giovani che, come te, vorrebbero intraprendere questa strada?
«Abbiate un sogno e vivetelo. Se avete un valido motivo per stare al mondo allora farete la differenza.
Per fare il cantante ci vuole coraggio. Bisogna studiare molto, avere costanza, e non buttarsi giù di fronte ad un no. Non aspettate che un’etichetta discografica vi noti senza che voi facciate nulla. Cantate, fatevi sentire, autoproducetevi e diffidate dalle promesse dei loschi.
Dovete sbagliare, ma imparate ad alzarvi e ad andare avanti più forti di prima. Non siate timidi. Prendete le critiche costruttive, distinguete quelle offensive e ripristinatele. Poi metteteci sempre la faccia e ricordate: quando avete voglia di mollare, è proprio li che dovete insistere!»

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