Intervista a Stefano Gurioli per il nuovo singolo “Stelle cadenti”

Stefano Gurioli è un cantautore nato il 07/09/1996 ad Ivrea.
Il 12 Maggio 2017 è uscito il primo disco “Giorni migliori“, al cui interno si possono percepire diverse influenze, tra cui un ottimo pop-rock e, ovviamente, l’it pop made in Italy.
Grazie a due canzoni di questo album, “Il battito del cuore” e “Jenny”, Stefano ha avuto occasione di suonare a Modena Park per il concerto di Vasco Rossi.
Nell’estate dello stesso anno ha condiviso il palco dell’InCantoSummerFestival con Vittorio De Scalzi e Ivana Spagna.
Nell’estate 2018 ha condiviso il palco dello stesso festival con Giusy Ferreri e Stash dei The Kolors.
Il 14 Gennaio 2019 è uscito il suo secondo disco, “La terra dei fuochi d’artificio“, che ha la peculiarità di avere i videoclip di tutte le canzoni collegati da un’unica storia.
Il 28 Aprile 2019 è stato ospite a Spaghetti Unplugged (Marmo, Roma), mentre il 5 Ottobre 2019 del MEI a Faenza sul palco del GRM Management.
Con la sua band porta in giro il disco live, cercando di suonare il più possibile nei locali, riarrangiando il progetto prevalentemente in acustico, e ai festival dedicati alla musica emergente, suonando al completo.
Il 27 Marzo 2020 esce il suo primo brano per GRM Management, intitolato “Stelle cadenti“.
Continuate la lettura se volete conoscerlo meglio!

Photo credits: Stefano Gurioli

Stefano, presentati ai nostri lettori.
«Sono un cantautore di Ivrea. Nella vita, oltre a suonare, faccio l’enologo a Barolo.»

La tua musica è davvero ricca di contaminazioni. Quali sono le tue influenze artistiche?
«Le mie influenze artistiche affondano le radici nel cantautorato italiano, o in quello che potremmo definire Rock d’autore.
Il primo vero colpo di fulmine è stato Ligabue: negli anni mi sono rispecchiato moltissimo non solo nella sua musica, ma anche nel suo modo di porsi e di fare le cose in generale. Dalle canzoni, ai libri, ai film. Penso non si possa comprendere Ligabue senza considerare la sua arte nella totalità.
Poi, chiaramente, sono arrivati i cantautori, e devo dire che De Andrè mi ha davvero cambiato la vita. Non sarei nemmeno enologo se non fosse per i messaggi che ho colto in lui, in particolare riguardo alla forte simbiosi tra uomo e natura e, ancor di più, tra l’uomo e le stagioni, quasi sempre presente nei suoi testi.
Oggi devo dire che ascolto tantissimi artisti diversi e molti non sono ancora emersi. Tra tutti trovo interessante Scarda.»

Photo credits: Stefano Gurioli

Come valuti la situazione musicale attuale in Italia?
«Credo di non scoprire niente di nuovo dicendo che, oggi, la musica pop in Italia sia dominata da due grandi correnti: l’indie e il rap, contaminati entrambi moltissimo da sfumature pop.
Le mie canzoni, evidentemente, non fanno parte di nessuno dei due generi, ma devo dire che mi interessano molto, non tanto da un punto di vista musicale, quanto per la portata generazionale che hanno. È evidente che tantissimi ragazzi si rispecchino in questi filoni e, personalmente, credo che sia più una questione di mood musicale e sentimentale, che di un eventuale attaccamento ai testi.
Spero che i nuovi artisti non seguano troppo queste correnti, magari col solo scopo di puntare alle playlist editoriali di Spotify, perché non c’è niente di più vecchio del rifarsi a generi attuali.»

Se per descriverti a una persona che non ti conosce dovessi scegliere un brano, quale sceglieresti?
«Sceglierei Stelle Cadenti, perché è l’ultimo inedito che ho pubblicato e rispecchia, maggiormente, le mie riflessioni attuali.»

Nella fase iniziale della tua carriera, probabilmente, avrai dovuto affrontare alcuni ostacoli legati alla scelta di un’etichetta discografica. Quali difficoltà sono sopraggiunte e come sei riuscito a finanziarti?
«Nei primi periodi sono riuscito a finanziarmi, prestando attenzione alle spese da affrontare per riuscire a realizzare al meglio i miei progetti, e devo dire che i miei genitori sono sempre stati di grande aiuto e conforto. Adesso lavoro come enologo, quindi riesco a finanziarmi con più semplicità.
Per quanto riguarda l’etichetta credo che non si cerca, ma si trova: deve essere l’etichetta ad essere interessata al progetto artistico e aiutarti, quindi, nella realizzazione.
Io ho avuto molta fortuna nell’incontrare Riccardo Marini del GRM nella serata in cui fui ospite di Spaghetti Unplugged a Roma e ora, effettivamente, alcune cose sono diventate più semplici grazie al team che mi supporta.»

Photo credits: Stefano Gurioli

Sappiamo che, negli ultimi anni, hai condiviso lo stesso palco di alcuni big della musica italiana, come Vasco Rossi, Giusy Ferreri e Stash dei The Kolors. Che ricordo hai di quelle esperienze?
«Suonare a Modena per il concertone di Vasco Rossi è stato semplicemente un sogno.
Con gli altri artisti ho condiviso il palco dell’InCantoSummerFestival davanti la piazza più bella della mia città, con alle spalle l’orchestra di Sanremo.
Sono momenti che porterò per sempre con me, ricordi che, quando riaffiorano, danno un senso a tante cose.»

Ci diresti i momenti salienti della tua carriera?
«Il primo è sicuramente l’evento di Modena Park che abbiamo appena citato: in quel momento ho pensato che qualcuno potesse davvero interessarsi alle mie canzoni e seguirmi, quindi, nel mio percorso artistico.
Una seconda svolta è stata il Premio Lucio Dalla, in cui ho conosciuto la mia attuale etichetta discografica, con la quale ancora non avevo firmato nulla e che riuscì a convincere solo un anno dopo, alla serata di Spaghetti Unplugged. Ci tengo, tra l’altro, a spendere due parole per questa serata, che ormai è uno degli eventi di punta della scena Indie e cantautorale in Italia: rappresenta un po’ il Folk Studio dei giorni nostri. Una volta salivano sul palco De Gregori, Venditti; oggi tra esibizioni di ragazzi emergenti salgono Gazzelle, Tommaso Paradiso, ma entrambe le serate hanno previsto il futuro del pop italiano.»

Qualche settimana fa è uscito il nuovo singolo “Stelle cadenti”. Qual è il messaggio che vuoi comunicare con questo brano? E che riscontro sta avendo col pubblico?
«Stelle cadenti è una metafora della bellezza e della velocità della vita e dei rapporti umani nel 2020, tra prospettive, sogni, serate, futuro, rapporti come “alberghi ad ore” e rapporti che restano.
Mi capita di pensare che abbia l’età giusta per realizzare alcuni miei progetti e, a volte, invece penso che sia troppo presto, perché in fondo ho quasi 24 anni. Mi capita di pensare che alcuni legami con certe persone siano stupendi, e spesso invece sembra tutto legato ad un filo, che il più delle volte viene spezzato dalla fine di una serata.

Mi è venuta questa immagine delle stelle cadenti, di un aquilone che spera nel vento e nel sole per volare sui tetti, per poi tornare inevitabilmente giù.
Non c’è un messaggio che vuole passare quanto un sentimento. Probabilmente anche per il cambio di produzione – ora gestita dall’Rkh – è stata accolta molto bene, sia da chi mi segue ma soprattutto dalla stampa.»

L’utilizzo sempre più frequente di strumenti musicali digitali influenza, in qualche modo, il tuo sound?
«Questo cambio di produzione ha messo un po’ più in evidenza un suono digitale, ma qui si entra in un campo quasi filosofico, visto che siamo in un’epoca in cui anche le chitarre elettriche sono spesso registrate in digitale tramite plug-in.
Io credo che l’obiettivo di una produzione sia quello di creare un vestito adatto alla canzone, al fine di emozionare gli ascoltatori: che poi sia fatto tramite scelte che prevedono l’utilizzo dell’analogico o del digitale non è determinante.»

Come pensi cambierà la fruizione musicale quando questo periodo di emergenza sarà finito?
«Conseguenzialmente all’utilizzo delle piattaforme di streaming, credo che ci saranno molti più artisti da poter ascoltare e che riusciranno a ritagliarsi una propria fetta di pubblico, quindi l’importanza di riviste specializzate come questa sarà sempre di maggiore importanza.
In futuro spero che torni tutto come prima, anche se temo che le situazioni economicamente più fragili faranno molta fatica a ripartire: si andrà avanti e nasceranno occasioni nuove, come sempre.»

Che consiglio daresti ai giovani che, come te, vorrebbero vivere di musica?
«Consiglio di non anteporre mai la speranza di vivere di musica alla propria esigenza artistica. Proprio per questo nella vita lavoro come enologo.»

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