“La musica è la mia medicina”: intervista esclusiva a Normal

Dopo aver conosciuto i Salento All Stars (cliccate qui per rileggere l’intervista), oggi vi presentiamo Normal, cantautrice eclettica e versatile.

Classe 1992, Jessica Passilongo si appassiona alla musica fin da piccola.
A 10 anni inizia un lungo percorso di formazione, approcciandosi inizialmente alla chitarra, per poi orientarsi definitivamente al canto e alla tecnica vocale, conseguendo la certificazione all’insegnamento presso l’Accademia Superiore di Canto di Verona, diretta da Karin Mensah. Durante il lungo ed intenso percorso di studi, che sostiene parallelamente a quelli che la porteranno nel 2016 al conseguimento della laurea magistrale in Neuroscienze e Riabilitazione Neuropsicologica, consolida la propensione alla composizione, dando vita ad alcuni brani in italiano e in inglese.
Da sempre alla ricerca della propria personale espressione musicale, in veste di turnista e di compositrice, svolge frequenti sessioni di registrazione a servizio di Dj e produttori, unitamente a numerose esperienze live che la vedono sia in qualità di protagonista con un proprio progetto orientato al pubblico dei clubs e di molte manifestazioni locali, sia in veste di corista in un bellissimo tour della cantante inglese Teni Tinks, al fianco di alcuni musicisti di eccellenza del panorama italiano
.
Sentendo il bisogno di esprimere, sempre di più, la propria e matura personalità artistica, in cui la sonorità della propria voce solista si intreccia spesso e volentieri alla pari con le armonizzazioni e gli arrangiamenti vocali che lei stessa sovra incide, dà vita a Normal, realizzando alcuni inediti fra cui “Uranio”, che è il singolo d’esordio del suo progetto pubblicato il 10 Maggio 2019, “Helium” e “Geisha” disponibili negli store e sulle piattaforme digitali. Lo pseudonimo Normal vuole rappresentare la naturalezza di un percorso musicale che arriva a contaminare la canzone in lingua italiana con le sonorità del panorama pop internazionale.

Continuate la lettura se volete conoscerla meglio!

Ciao Normal, presentati ai nostri lettori.
«Ciao a tutti, sono Normal. Come dice il mio nome d’arte, sono una ragazza “normale”, ma con una grande passione: la musica, che di normale ha poco perché è spropositata.»

Come hai riconosciuto la musica nella tua vita?
«La musica ha sempre fatto parte della mia vita.
Quando i miei genitori mi hanno battezzata, ho urlato in Chiesa dall’inizio alla fine della cerimonia, finché il povero prete esasperato ha detto “Caspita che voce, qui abbiamo una futura Mina!”.
Ecco, non so se è stato un segnale premonitore, ma io ho sempre cantato e amato la musica.
Ho iniziato a studiare chitarra a 10 anni per potermi accompagnare e scrivere le mie prime canzoni e, in seguito, ho proseguito gli studi all’Accademia di Musica Moderna di Verona. Forse, però, il momento in cui è scoccata la vera scintilla è stato quando il mio professore di musica delle medie, capita la mia passione, mi ha regalato la prima esperienza in studio di registrazione. Lì ho trovato una felicità e una pace tali da farmi capire che quella era la mia vera vocazione.»

Intervista Normal
Photo credit: Rec Media

Sappiamo che hai una laurea in Neuroscienze e Riabilitazione Neuropsicologica. Quali sono i punti di contatto tra musica e neuropsicologia?
«Credo che tra lo studio della psicologia e l’essere artista vi sia un duplice nesso.
Chi sceglie di studiare psicologia, di solito, ha una maggior predisposizione all’empatia e all’autoanalisi e pone molta attenzione al mondo interiore. Questo lo rende simile all’artista, il quale deve avere la capacità e la sensibilità di guardarsi dentro per poter capire e trasformare le proprie emozioni in qualcosa di artistico. Con lo studio della psicologia, inoltre, aumentano queste capacità introspettive, che aiutano anche durante la composizione.
Sono, perciò, due mondi che condividono alcuni aspetti e, per quanto mi riguarda, mi hanno aiutato ad avvicinarmi all’artista e alla persona che volevo essere.»

Quali sono le tematiche che ti stanno a cuore? E di cosa, invece, non parleresti mai nei testi delle tue canzoni?
«Le tematiche di cui parlo più spesso e a cui sono legata sono quelle connesse ai miei sogni, al sentirsi felici, liberi e realizzati, perché sono quelle che attualmente ho bisogno di esternare.
Essere un’artista emergente nel 2020 è particolarmente complicato perché sono venute meno le condizioni che hanno reso possibili i percorsi professionali degli artisti delle generazioni precedenti: mancano tutti i riferimenti e a volte capita di essere sopraffatti dai sentimenti negativi. Io cerco di prenderli, elaborarli e metterli nella mia musica, facendone qualcosa di positivo.

La musica è la mia medicina. Nelle mie canzoni cerco di essere autentica al 100% e, quindi, mi baso sempre su esperienze e sentimenti personali.
Al contrario, non parlerei mai di cose che non sento mie, solo per seguire le mode.»

Che cos’è successo nel periodo intercorso tra “Uranio”, il tuo singolo d’esordio, e “Monster”, il tuo ultimo progetto?
«In questo periodo ho avuto modo di confrontarmi con altri aspetti che riguardano la musica: curare i videoclip e la produzione, lavorare in team e condividere le mie visioni, ragionare sulle mie canzoni che, spesso, sono scritte di getto e spiegare a chi mi intervista e agli ascoltatori molte cose di cui, forse, sono solo parzialmente consapevole quando scrivo.
Di sicuro tutto ciò mi ha fatta crescere molto artisticamente.
Ho dato più sfogo alla mia creatività e mi sono evoluta anche nel mio modo di scrivere. Si è instaurato un bellissimo rapporto con chi mi segue, che mi ha stupito molto. Non credevo di poter entrare così dentro alle persone con la mia musica e creare uno scambio così bello di opinioni e idee.»

Monster è un brano inusuale, di forte impatto, costruito sull’idea del doppio. Ci spiegheresti meglio il concetto?
«La presenza di due voci in Monster rappresenta la battaglia tra le convinzioni positive riguardo noi stessi e “il mostro”, ovvero le idee negative che talvolta gli altri, anche inconsapevolmente, ci insinuano nella mente: il non essere abbastanza, l’essere deboli, non meritare il meglio. Queste idee pian piano si dividono dai nostri pensieri e ci perseguitano, ed è li che la voce “monster” si sdoppia dalla principale. Tutto si sovrappone e diventa intricato, come quando la nostra testa cerca di elaborare troppi pensieri e di sciogliere la matassa. La soluzione del conflitto arriva alla fine del brano, con l’improvvisazione vocale che, insieme alla tecnologia, diventa uno strumento vero e proprio, cioè la chitarra, liberatoria come un grido.»

Dal testo si evince una particolare difficoltà nei rapporti interpersonali, un’aridità di sentimenti e una sensazione di inadeguatezza nei confronti della realtà. Quanto c’è di autobiografico in questo brano?
«Di autobiografico ci sono tutti i sentimenti, le frustrazioni, ma anche la fierezza e la forza di combattere. È tutto così, nudo e crudo, proprio come l’ho provato. C’è la rabbia, la disperazione, l’amarezza, l’impotenza che poi si trasforma in forza, e il promettere a me stessa e al mondo di non arrendermi mai. Quando ho scritto il testo ero molto arrabbiata, avevo appena litigato con una persona a cui tutt’ora voglio molto bene e le parole sono uscite di getto.»

“Monster”, quindi,  esprime una particolare voglia di rivalsa. Ne hai ricevuti parecchi di no?
«Come già accennato, essere un’artista emergente nel 2020 è molto difficile. Richiede costanza, sacrifici, forza mentale e fisica e le delusioni sono sempre dietro l’angolo.
Non sono i no che mi spaventano, perché possono essere delle opportunità di crescita, ma piuttosto le non risposte. La voglia di rivalsa scaturisce più da queste ultime.
Sono consapevole che nessuno arriva a fare il lavoro dei propri sogni senza dover affrontare dei rifiuti e delle difficoltà, e sta a noi reagire e dimostrare il proprio valore.»

C’è un complimento che hai ricevuto o vorresti ricevere per questo singolo?
«Il complimento più bello è quando mi dicono “mi emozioni”.
L’emozione è ciò che mi spinge a creare la mia musica e la ragione per cui scrivo. Se i sentimenti passano da me all’ascoltatore vuol dire che ho fatto centro. È magico come si possa creare una connessione attraverso la musica, tale per cui chi ascolta riesce non solo a capire quella parte di me, ma a sentire ciò che ho vissuto io.»

Qualche novità che, magari, vorresti condividere in anteprima con noi?
«Tra i progetti in corso, c’è l’ultimazione del mio spettacolo live. Purtroppo il Covid-19 ci ha un po’ rallentati, ma stiamo ripartendo con ancora più voglia di fare e nuove idee che non vediamo l’ora di mostrare a chiunque verrà ad ascoltarci. Inoltre sto continuando a scrivere brani nuovi e ne ho alcuni già pronti per la pubblicazione. Spero di farveli ascoltare al più presto.»

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